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	<title>M&#38;C</title>
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		<title>Prodotti per la prima infanzia scontati fino al 30% nelle farmacie comunali</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 19:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Smerieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Impresa Farmacia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p id="p">Un protocollo d&#8217;intesa tra Anci e ministero per la Cooperazione internazionale e l&#8217;integrazione prevede nelle farmacie comunali una riduzione dei prezzi dei prodotti per la prima infanzia (pannolini, latte in polvere, biberon) dal 20 al 30%.</p>
<p id="p">L&#8217;obiettivo dell&#8217;intesa è, come ha spiegato il presidente Anci Graziano Delrio, «dare un aiuto alle famiglie in un momento così difficile per tutti. I comuni, sollecitati dal ministro, hanno accolto l&#8217;invito a dare un contributo concreto e, come proprietari delle farmacie comunali, rinunceranno a degli utili». L&#8217;iniziativa partirà il 1° giugno e durerà fino al 31 dicembre di quest&#8217;anno, ma «si tratta di una prima fase sperimentale», ha sottolineato Delrio, aggiungendo che «molto probabilmente sarà rinnovata».</p>
<p id="p">«In Italia, i prezzi dei prodotti per la prima infanzia sono in media superiori del 30/40 per cento rispetto agli altri paesi europei e con questo accordo speriamo di ridurli del 20/30 per cento», ha poi precisato Riccardi. «Prezzi così alti sono pesantissimi per le famiglie in un momento di crisi: si tratta di una vera e propria tassa sui più piccoli. Spero &#8211; ha proseguito il ministro &#8211; che questo accordo non solo aiuterà le famiglie ma porterà anche a una normalità nei prezzi».<br />
Riccardi ha quindi annunciato di aver ricevuto una lettera dalla presidente<br />
di Federfarma, Annarosa Racca, che manifesta una disponibilità ad aderire<br />
all&#8217;iniziativa.</p>
<p>Fonte: Il Sole 24 Ore Sanità</p>
<div id="crp_related"><h3>Vedi anche:</h3><ul><li><a href="http://www.managementeconsulting.it/blog/2011/03/farmaci-aifa-ok-taglio-prezzi-generici-fino-a-40/" rel="bookmark" class="crp_title">Farmaci: Aifa, ok taglio prezzi generici fino a 40%</a></li><li><a href="http://www.managementeconsulting.it/blog/2011/04/la-manovra-sui-generici-intervista-a-paolo-siviero-aifa/" rel="bookmark" class="crp_title">La manovra sui generici. Intervista a Paolo Siviero (Aifa)</a></li><li><a href="http://www.managementeconsulting.it/blog/2012/04/censis-crollo-dei-prezzi-nel-2012/" rel="bookmark" class="crp_title">Censis: crollo dei prezzi nel 2012</a></li><li><a href="http://www.managementeconsulting.it/blog/2012/04/fisco-censis-con-imu-2012-il-valore-degli-immobili-calera-20-50/" rel="bookmark" class="crp_title">Fisco: Censis, con IMU 2012 il valore degli immobili calerà 20-50%</a></li><li><a href="http://www.managementeconsulting.it/blog/2012/02/farmacie-le-regioni-propongono-modifiche-al-dl-sulle-liberalizzazioni/" rel="bookmark" class="crp_title">Farmacie: le Regioni propongono modifiche al Dl sulle liberalizzazioni</a></li></ul></div><p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.managementeconsulting.it%2Fblog%2F2012%2F05%2Fprodotti-per-la-prima-infanzia-scontati-fino-al-30-nelle-farmacie-comunali%2F&amp;title=Prodotti%20per%20la%20prima%20infanzia%20scontati%20fino%20al%2030%25%20nelle%20farmacie%20comunali" id="wpa2a_2">condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Politiche farmaceutiche regionali. Indagine Ceis: &#8220;Manca un modello di riferimento&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 19:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Smerieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate News]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa Farmacia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;obiettivo appropriatezza mette d&#8217;accordo tutti. Diffuso lo scetticismo sul ticket come strumento di governo del settore. Condiviso il bisogno di un quadro&#160;...<br/><br/><span style="font-family:Georgia; font-size:15px; color:#ccc;">&#8212;</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>L&#8217;obiettivo appropriatezza mette d&#8217;accordo tutti. Diffuso lo scetticismo sul ticket come strumento di governo del settore. Condiviso il bisogno di un quadro regolatorio nazionale. Ma difficile la collaborazione tra gli stokeholder. E se per l’Emilia Romagna il Prontuario regionale è un fattore di successo, per la Lombardia il successo sta nel non averlo.</em></h3>
<p>In Italia stenta a delinearsi un modello per le politiche farmaceutiche capace di integrare razionalizzazione dell’offerta e governo della domanda, come anche politiche di welfare e politiche industriali. Queste la conclusione di Federico Spandonaro, coordinatore del Ceis Tor Vergata, dopo la lunga analisi dei risultati dell’indagine condotta sulle figure ritenute maggiormente rappresentative nell’ambito delle politiche farmaceutiche (a livello istituzionale, l’assessore o il direttore generale; a livello tecnico, il responsabile delle politiche del farmaco e il responsabile Sifo; a livello organizzativo il direttore generale di Asl/Ao e il responsabile aziendale dei servizi farmaceutici) di 9 Regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto) per comprendere lo stato di attuazione, gli obiettivi, le criticità, le prospettive future delle politiche farmaceutiche regionali.</p>
<p>L’indagine, condotta con il grant incondizionato della Eli Lilly e presentata oggi in occasione del convegno<em>Partnership anticrisi, le soluzioni dalla politica del farmaco </em>promosso nell’ambito del ForumPA in corso a Roma, è stata svolta attraverso un’intervista composta da 17 domande e che ha coinvolto 45 persone. Nel dettaglio, 8 assessori/Dg Sanità (l’11% sul totale del campione), 9 responsabili delle politiche del farmaco(il 20%), 9 responsabili Sifo (il 20%), 4 Direttori generali di Asl (il 9%), 5 Direttori generali di Ao (l’11%), 10 responsabili del servizio farmaceutico (il 22%).</p>
<p><strong>Il governo del settore farmaceutico è una priorità per le politiche regionali</strong><br />
Indubbiamente, quel che emerge dall’analisi, è che le politiche farmaceutiche rappresentano un elemento di grande importanza per tutte le figure coinvolte nell’indagine, anche se l’interesse è maggiore in base al ruolo ricoperto: sono una priorità per il 100% dei responsabili Sifo, dei Dg di Asl, per i Responsabili del servizio farmaceutico delle Asl e per i responsabili del servizio farmaceutico delle Ao, mentre scende intorno all’85% tra gli assessori e i Dg Sanità, scendendo all’80% tra i Dg delle Ao e ulteriormente (intorno al 65%) tra i responsabili delle politiche del farmaco.</p>
<p>In generale, l’86,6% degli intervistati percepisce che queste siano una priorità anche delle politiche della Regione di appartenenza, del resto, il rispetto dei tetti e gli adempimenti relativi ai piani di rientro in alcune regioni pongono il settore farmaceutico al centro delle manovre di razionalizzazione della spesa sanitaria. La percezione dell’attenzione da parte delle politiche regionali sul settore, tuttavia, scende al 60% circa tra i Responsabili dei servizi farmaceutici delle Ao.<br />
A livello regionale, in particolare, ad attribuire una priorità media alle politiche del settore è il campione proveniente da Campania (25%), Puglia (33%) e Veneto (67%), anche se, in questo caso, spiega Spandonaro, con questa risposta “spesso gli intervistati avevano l’intenzione di rimarcare la necessità e la volontà di un intervento più forte sulle politiche farmaceutiche”.</p>
<p><strong>Parola d’ordine: appropriatezza. Bocciato il ticket</strong><br />
Ma quali sono gli strumenti che, secondo gli esperti del settore, rivestono la massima importanza nell’ambito delle buone politiche farmaceutiche? La scala di priorità si differenzia in relazione al ruolo ricoperto dagli intervistati, ma resta comunque evidente come l’appropriatezza prescrittiva rappresenti un obiettivo prioritario e da implementare per tutte le figure e per tutte le Regioni. Altrettanto consenso, ma in senso negativo, è invece rivolto al ticket, considerato in media l’ultimo strumento a cui ricorrere, perché non ritenuto propriamente uno strumento di governo in grado di garantire appropriatezza quanto un elemento che rischia di generale iniquità e penalizzare alcune fasce della popolazione.</p>
<p>Tuttavia, come accennato, l’importanza attribuita ai diversi strumenti si differenziano a seconda del ruolo ricoperto. Per gli assessori e i Dg Sanità, infatti, più del ticket si può fare a meno della sperimentazione clinica e della logistica, meglio puntare, oltre che sull’appropriatezza, anche sull’Health Technology Assessment, strumento invece più trascurato dalle altre categorie, in particolare dai responsabili del servizio farmaceutico delle Ao, che la considerano, insieme al ticket, l’ultima arma.</p>
<p>I responsabili del servizio farmaceutico delle Asl sono invece gli unici a non ritenere prioritaria l’appropriatezza, ma a puntare bensì sulla distribuzione diretta e per conto.</p>
<p><strong>Come l&#8217;esperienza regionale influisce sulle percezioni delle politiche migliori</strong><br />
Anche a livello regionale l’appropriatezza la fa da leoni, con eccezione della Campania. Le differenze maggiori a livello regionale non si notano però tanto tra gli strumenti ritenuti prioritari, quanto tra quelli considerati meno importanti. In Campania, ad esempio, a essere lasciata in disparte è l’informazione/formazione sul farmaco, nel Lazio è la sperimentazione clinica, in Puglia la logistica, in Lombardia i prontuari (che infatti non esistono), in Emilia, Toscana e Umbria i ticket, in Veneto ticket, File F e rischio clinico, in Sicilia le politiche sui farmaci biosimilari.</p>
<p>“Occorre tuttavia sottolineare – evidenzia Spandonaro – come le priorità risentano delle politiche attuate a livello regionale: significativo è come all’assenza di prontuari in Lombardia e alla non applicazione dei ticket farmaceutici in Emilia Romagna, Toscana ed Umbria (al momento in cui è stata effettuata l’intervista), corrisponde una priorità bassa nelle interviste”. Ancora più significativo, “nonché paradossale”, che per l’Emilia il Prontuario regionale sia uno strumento efficacissimo e un fattore di successo, mentre la Lombardia il successo sta nel non averlo. O che le compartecipazioni, prima valutati strumenti non validi per il governo della spesa, siano successivamente inclusi tra i fattori di successo di alcune Regioni in piano di rientro (Sicilia, Puglia e Campania).</p>
<p>“Appare chiara &#8211; secondo l’economista del Ceis &#8211; l’adesione dei rispondenti alle politiche in atto nel proprio contesto operativo, con un atteggiamento che potremmo definire ‘quasi ideologico’ rispetto all’efficacia delle politiche stesse”.</p>
<p>Analogamente nell’esercizio di allocazione delle politiche sui livelli di governo, appare chiaro come, su ogni altra considerazione, prevalga l’esperienza regionale: a riprova di ciò, solo nelle Regioni dove sono istituzionalizzate le Aree Vaste tale dimensione è considerata effettivamente utile per il governo dell’assistenza farmaceutica. Sembra inoltre abbastanza trascurata la dimensione aziendale, “a riprova – secondo Spandonaro &#8211; che il passaggio all’aziendalizzazione voluto dalla riforma degli anni ’90 è rimasta in larga misura sulla carta”. Ma “sorprende che la dimensione aziendale sia considerata ottimale più spesso nelle Regioni del Sud e in Piano di rientro”.</p>
<p><strong>Necessaria una regolazione nazionale. Il federalismo non decolla</strong><br />
Non emerge, invece, alcuna regolarità nelle risposte tese ad indagare il primato fra opzione di regolazione nazionale e regionale: in generale si nota un concorde assenso sul fatto che sia necessario un quadro regolatorio nazionale, a garanzia dell’uniformità dei LEA, all’interno del quale, però, declinare regionalmente le politiche;  ma le preferenze non appaiono riconducibili ad un “peso” comune. Secondo Spandonaro “si potrebbe sintetizzare il fenomeno dicendo che il federalismo appare ancora in una fase interlocutoria, di transizione, senza che ancora si siano definiti equilibri stabili nella suddivisione dei ruoli”.</p>
<p>Sono in particolare le Regioni settentrionali ad essere più “centraliste” nei confronti dell’assistenza farmaceutica, e per l’esperto del Ceis questo “forse non è del tutto inaspettatamente, seppure in controtendenza con quanto avviene in altri ambiti quale quello ospedaliero perché anche qui, probabilmente, si tratta più di una traduzione dell’esperienza (ovvero una dimostrazione della maggiore solidità delle tecnostrutture delle Regioni ‘virtuose’), che di una vision riferita al modello di governo”.</p>
<p><strong>Monitoraggio e controllo. Scarso quello sulla farmaceutica ospedaliera</strong><br />
Ritenuto in media soddisfacente il sistema di monitoraggio e controllo della farmaceutica convenzionata (per il 78% degli intervistati), ma ancora non adeguato quello relativo all’ospedaliera (carente per il 44% degli intervistati, discreto per il 33% e buono solo per il 22%).<br />
La “soddisfazione” per lo stato di sviluppo dei sistemi di monitoraggio e controllo è minore nelle Regioni in Piano di Rientro. Prevedibile come le divergenze nelle risposte legate ai ruoli professionali, dove i tecnici puri appaiono essere più cauti nei giudizi di soddisfazione.</p>
<p>Gli intervistati dimostrano ampia consapevolezza del fatto che il controllo in campo farmaceutico è maggiore che negli altri ambiti, ma è ritenuto buona anche la capacità di governo del personale (buona per 73% degli intervistati con un picco dell’85% in Toscana) e dei ricoveri ospedalieri (anch’essa ritenuta buona dal 73% degli intervistati, con un picco dell’88% della Toscana e un minimo del 50% in Veneto ), mentre sono considerati insufficienti i sistemi di controllo e monitoraggio della specialistica (66%) e, ancor di più, sui consumi di dispositivi medici (50%), che risulta ancora in fase embrionale pressoché in tutte le Regioni indagate, con un valore minimo attribuito dagli intervistati dell’Emilia Romagna (30%).</p>
<p>Tuttavia, sia a livello di analisi regionale che a livello di analisi per ruolo ricoperto, è interessante costatare il permanere di una logica legata alla programmazione dell’offerta, in termini di quantità di ricette e dosi e di ammontare della spesa farmaceutica. Solo in Lombardia vengono citati indicatori standardizzati per i bisogni della popolazione.</p>
<p><strong>Collaborazione tra i diversi attori del sistema. Necessaria, ma non diffusa</strong><br />
D’altra parte, la criticità più sentita rimane quella finanziaria. Ma all’interno della propria politica farmaceutica regionale, ad essere percepite come criticità sono anche e soprattutto la variabilità clinica e organizzativa, così come la bassa collaborazione con i professionisti. In Campania, in particolare, le figure considerate più collaborative sono le associazioni scientifiche dei professionisti e i pazienti, mentre i maggiori problemi sono attribuiti proprio ai medici di famiglia e ospedalieri, ma anche alle aziende farmaceutiche e ai rappresentanti del mondo accademico (categorie che ricevono voto “scarso” in termini di collaborazione dal 67% degli intervistati).</p>
<p>Di contro, Lombardia il giudizio peggiore in termini di collaborazione riguarda proprio i pazienti, che raccolgono il parere negativo del 40% degli intervistati, e in Emilia Romagna i più collaborativi sono i professionisti, mentre scarsa al 100% è considerata la collaborazione delle associazioni scientifiche, delle aziende farmaceutiche, delle farmacie convenzionate e del mondo accademico.</p>
<p>In Sicilia critiche in particolare nei confronti delle farmacie convenzionate (livello di collaborazione scarso per il 50%), mentre il Veneto è la Regione con i migliori livelli di collaborazione con tutte le categorie, con nessuna valutazione scarsa.</p>
<p>Il problema, in particolare, sembra risiedere nel conflitto di interesse delle Aziende, che molti ritengono si estenda anche alle associazioni dei pazienti e al mondo accademico.</p>
<p><strong>I farmaci innovativi</strong><br />
Condiviso, anche, il giudizio sul problema dell’innovazione nel settore, che alla base delle criticità racchiude la mancanza di un adeguato filtro rispetto alle “false” innovazioni. Quasi tutti gli intervistati sono concordi nel ritenere che i criteri dell’Aifa non siano ottimali, permettendo così a farmaci “poco innovativi” di entrare ugualmente nel prontuario nazionale, e quindi in quelli regionali e ospedalieri. Un accesso indiscriminato che soprattutto per i problemi che genera in termini di sostenibilità economica e gestione di risorse già scarse.</p>
<p>Fonte: Quotidiano Sanità</p>
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		<title>L&#8217;ERRORE DI AVER DIMENTICATO HUME</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 19:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Smerieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate News]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco e tasse]]></category>
		<category><![CDATA[Quattro amici al bar]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La crisi della zona euro mette in evidenza tutti limiti della costruzione europea. L&#8217;errore principale è stato non chiudere definitivamente le&#160;...<br/><br/><span style="font-family:Georgia; font-size:15px; color:#ccc;">&#8212;</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi della zona euro mette in evidenza tutti limiti della costruzione europea. L&#8217;errore principale è stato non chiudere definitivamente le banche centrali nazionali. Permettendo così agli interessi nazionali di interferire con il normale funzionamento del sistema finanziario e del meccanismo di Hume. La sottovalutazione di questi problemi, assieme all’incapacità di istituire una Autorità bancaria europea veramente forte, ha lasciato scoperto uno squarcio nell’integrazione monetaria e finanziaria dell’Unione Europea che ci perseguiterà nei mesi e anni a venire.</p>
<div class="testo2 formatesto" style="padding-left: 12px; line-height: 18px; font-size: 1.1em;">
<div class="testojustify" style="text-align: justify;">
<div class="div_testo" style="padding-top: 10px;">
<div>
<p style="margin-top: 0px;">Il grande filosofo ed economista scozzese David Hume aveva compreso fin troppo bene come i confini nazionali e le statistiche della bilancia dei pagamenti influenzano e anzi determinano i flussi del commercio internazionale.</p>
<p>L&#8217;UNIONE E IL MECCANISMO DI HUME</p>
<p>Laddove esistono confini, gli uffici doganali e le burocrazie statali monitorano continuamente il flusso di beni e attività tra paesi e i surplus o i deficit sono visti dai politici come un motivo di orgoglio o di vergogna. Hume criticava il mercantilismo, ma era ottimista sul fatto che la struttura del commercio si sarebbe alla fine aggiustata. Nel 1752 scriveva: “Se una nazione conquista un vantaggio commerciale su un&#8217;altra, è molto difficile che quest&#8217;ultima recuperi il terreno perduto (&#8230;) Ma questi vantaggi sono compensati, in qualche misura, dal basso costo del lavoro nelle nazioni che non hanno un vasto commercio e che non sono ricche di oro e argento. I produttori perciò trasferiscono le loro sedi, lasciando i paesi e le province che hanno già arricchito, e andando verso altri luoghi, dove sono richiamati dalla modicità dei prezzi dei beni per vivere e del lavoro, finché anche questi nuovi luoghi non si arricchiscono e i produttori sono di nuovo costretti all&#8217;esilio per gli gli stessi motivi. E, in generale, possiamo osservare che l&#8217;alto costo di ogni cosa, dovuto all&#8217;abbondanza di denaro, è uno svantaggio che accompagna ogni commercio consolidato, e stabilisce dei limiti ad esso in ogni paese, consentendo agli stati più poveri di battere sul prezzo i più ricchi in tutti i mercati stranieri”.<br />
In linea di principio, il celebrato meccanismo di Hume dovrebbe funzionare all&#8217;interno dell&#8217;area euro: i paesi che esportano meno di quanto importano dovrebbero perdere euro a favore dei paesi in surplus, a meno che non siano compensati da flussi in entrata di capitali privati. L&#8217;uscita di euro porta a una scarsità di moneta e di credito, a minori prestiti per consumo e investimenti, a un rallentamento delle attività e alla caduta dei prezzi.<br />
Deficit cronici comportano più alti tassi di interesse e il declino del merito del credito sia per i debitori sovrani che privati. Ma assorbimento interno e prezzi dei beni non commerciabili in calo, alla fine, riportano i salari in linea con la produttività e ristabiliscono la competitività. Nello stesso modo, i paesi con surplus cronici dovrebbero accumulare euro e le banche nazionali dovrebbero espandere il credito, portando così a una domanda e a un&#8217;inflazione maggiori rispetto ai paesi in deficit.<br />
Le intuizioni di Hume sono rilevanti oggi come lo erano 250 anni fa. La recessione e la concomitante riduzione dei prezzi e salari nei paesi periferici dell&#8217;Eurozona sono dolorose, ma sono condizioni necessarie per recuperare la capacità di esportare e tornare così alla crescita e a finanze pubbliche sostenibili: una rigida politica fiscale è necessaria per accelerare il processo. Irlanda, Spagna e Portogallo hanno già fatto progressi in questo senso. I livelli dei prezzi relativi devono però scendere ancora nei paesi in deficit perché si possano riequilibrare gli squilibri e possano tornare i capitali privati. È vera anche l&#8217;altra faccia della medaglia: Germania, Olanda e Finlandia devono accettare una buona dose di crescita dei salari e dei redditi nominali, e anche di più alta inflazione. Con un pizzico di fortuna, è possibile che l&#8217;accettino.<br />
Ma il meccanismo di Hume opera con lentezza, soprattutto perché i prezzi hanno bisogno di tempo per aggiustarsi e sono guidati da aspettative difficili da modificare. Ma opera con lentezza anche perché i difetti nella costruzione dell&#8217;Eurozona ostacolano il meccanismo di Hume. I deficit delle partite correnti non sono un male di per sé, in particolare se aiutano a superare difficoltà di consumo temporanee dovute a un anno particolarmente difficile oppure finanziano le importazioni di beni capitali per rispondere a opportunità produttive. Tuttavia, dall&#8217;inizio della crisi finanziaria, i paesi dell&#8217;area euro con deficit cronici hanno sperimentato anche significativi deflussi di capitali e deficit di bilancia dei pagamenti. Ai tempi del sistema di Bretton Woods, prima del 1971, il Fondo monetario internazionale avrebbe estinto questi fuochi attraverso piani di stabilizzazione fiscale: Gran Bretagna e Italia ne sono stati due esempi memorabili. Squilibri cronici di bilancia dei pagamenti non erano tollerati perché nessuno si aspettava che un paese sovrano finanziasse in modo permanente i deficit degli altri.</p>
<p>I LIMITI DI UN SISTEMA</p>
<p>Nell’Eurozona non c’è nessuna autorità che regoli gli squilibri fra i diversi paesi sovrani:<br />
- il trattato di Maastricht non prevede esplicitamente interventi come quelli del Fmi;<br />
- il Patto di Stabilità e crescita, progettato per prevenire gli squilibri causati dai governi, ha chiaramente fallito il suo compito;<br />
- mentre i flussi di capitale privato in questi paesi si sono prosciugati e si sono anzi trasformati in una fuga di capitali, la Bce ha involontariamente finanziato i deficit nelle bilance dei pagamenti derivanti da questo fenomeno, attraverso il cosiddetto sistema di Target 2. (vedi Buiter et al 2011).<br />
Queste entrate contabili nei bilanci delle banche centrali nazionali sono diventate oggetto di animate discussioni in Germania. (Sinn 2012, Dullien and Schieritz 2012, Tornell and Westermann 2011).<br />
Monetizzando in modo passivo gli squilibri intra-europei, la Bce ha “messo Hume in attesa”, rimandando il necessario aggiustamento dei prezzi relativi fra regioni. Inizialmente sottovalutato dalla maggioranza degli economisti, il problema è ormai troppo grande per essere ignorato. I surplus della Bundesbank verso la Bce ammontano a più di 700 miliardi di euro, circa il 30 per cento del Pil tedesco. La Germania è ormai diventata ostaggio dell’Unione monetaria, perché un’uscita unilaterale implicherebbe una nuova banca centrale con equity negativa.<br />
In un mondo senza frontiere nazionali e senza banche centrali nazionali, non possono esserci deficit nelle bilance dei pagamenti – i deficit di conto corrente sono sempre finanziati da capitale privato. Finché i membri dell’unione monetaria li accettano, cambiamenti di proprietà, anche di rilevante entità, degli asset nazionali all&#8217;interno dell&#8217;Unione dovrebbero essere perfettamente accettabili e lasciati ai proprietari dei flussi di capitale.<br />
Compito dei governi dovrebbe essere quello di evitare che gli errori delle banche private e degli investitori ricadano sui contribuenti. E</p>
<p style="margin-top: 0px;">la Bce dovrebbe astenersi dall&#8217;immettere liquidità direttamente su un particolare mercato. Tuttavia, finché i “nazionalisti economici” continuano a prestarvi attenzione, i deficit e i surplus delle bilance dei pagamenti nazionali continueranno ad avere un ruolo nella formulazione delle politiche. Nel caso di una rottura dell’euro, le entrate contabili derivate da Target2 diventerebbero espliciti attivi e passivi nazionali, aprendo la strada a ulteriori recriminazioni e a un deterioramento delle relazioni economiche e anche politiche.<br />
Alla fine, i fondatori dell’euro hanno commesso un grave errore ignorando il non irrilevante dettaglio che Hume avrebbe certamente colto. Decidendo di non abolire definitivamente le banche centrali nazionali, la porta sul retro è rimasta socchiusa permettendo agli interessi nazionali di interferire con il normale funzionamento del sistema finanziario e del meccanismo di Hume. Questa svista, assieme all’incapacità di istituire una Autorità bancaria europea veramente forte, ha lasciato scoperto uno squarcio nell’integrazione monetaria e finanziaria dell’Unione Europea che ci perseguiterà nei mesi e anni a venire.</p>
<p style="margin-top: 0px;">Fonte: www.lavoce.info  -  articolo a cura di: Michael Burda</p>
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		<title>Concorso farmacie. Balduzzi: “In arrivo bando con regole uniformi per tutte le Regioni</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Smerieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate News]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa Farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[Concorsi farmacie]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso farmacie]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso straordinario farmacie]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalizzazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro lo ha annunciato nel corso di un’interpellanza alla Camera sull’ultimo bando della Regione Sicilia che escludeva dalla valutazione il titolo&#160;...<br/><br/><span style="font-family:Georgia; font-size:15px; color:#ccc;">&#8212;</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<h3><em>Il ministro lo ha annunciato nel corso di un’interpellanza alla Camera sull’ultimo bando della Regione Sicilia che escludeva dalla valutazione il titolo di ricercatore universitario. ”Incontrati i rappresentanti regionali. Si è convenuto sull&#8217;opportunità che i bandi siano conformi ad un unico modello”.</em></h3>
<p><em></em>Il ministro della Salute Renato Balduzzi è intervenuto oggi alla Camera per rispondere ad un’interpellanza, primo firmatario Enrico La Loggia (Pdl), che chiedeva al Ministro come intendesse agire in merito all’ultimo bando della regione siciliana riferito al “<em>concorso per titoli ed esami per il conferimento di sedi farmaceutiche in provincia di Palermo</em>”. Gli interpellanti hanno segnalato come nel bando, ai fini della valutazione, si fa riferimento per l&#8217;attività svolta presso la facoltà di farmacia soltanto alla circostanza che sia stata “prestata come professore universitario associato”. E ciò di fatto escluderebbe ai fini della valutazione il titolo di ricercatore universitario, cosa  che, si legge nell’interpellanza non si verifica in altre Regioni.<br />
Nella sua risposta il <strong>Ministro Balduzzi</strong> ha subito specificato come la “questione non è da oggi che si pone e forse potrebbe andare a soluzione. Come è noto, per conferire sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione disponibili per l&#8217;esercizio da parte dei privati, il nostro ordinamento prevede un concorso provinciale per titoli ed esami &#8211; nella versione del decreto-legge «liberalizzazioni», poi convertito, per il «concorsone» di prossime farmacie, soltanto per titoli -, e vi è poi un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce i criteri per la valutazione dei titoli e l&#8217;attribuzione dei relativi punteggi”.</p>
<p>“Tra i titoli relativi all&#8217;esercizio professionale – ha spiegato Balduzzi &#8211;  vi sono anche quelli, come ha ricordato l&#8217;interpellante, relativi all&#8217;attività di professore ordinario di ruolo nelle facoltà di farmacia e di professore associato nella medesima. Fra i titoli di studio e di carriera sono previste, altresì, le specializzazioni universitarie o il conseguimento di borse di studio e di ricerca relative alla facoltà di farmacia o chimica e tecnologie farmaceutiche”.</p>
<p>“Premesso ciò – ha aggiunto il Ministro &#8211; , con riferimento al caso specifico che l&#8217;interpellante evoca, l&#8217;assessorato regionale alla salute della regione Sicilia ha comunicato che i bandi di concorso sono stati emanati in conformità al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1994 e che le commissioni si sono attenute a quanto indicato nello stesso decreto sia per quanto riguarda la previsione dei titoli sia per quanto riguarda i criteri per la loro valutazione. In relazione allo specifico quesito vorrei però precisare che, a seguito di incontri tecnici organizzati dal Ministero della salute con i rappresentanti regionali, si è convenuto sull&#8217;opportunità che, per evitare una difformità di situazioni di fatto e di diritto nei diversi ambiti territoriali, i bandi regionali di indizione del concorso straordinario, previsto dal già richiamato decreto-legge sulle liberalizzazioni, siano conformi a un modello messo a punto in sede di coordinamento delle regioni, nel rispetto, naturalmente, della normativa in vigore”.<br />
“A oggi – ha concluso Balduzzi &#8211; risulta che l&#8217;attività avviata a seguito di questi incontri a livello regionale sia prossima alla fase conclusiva”.</p>
<p><strong>La Loggia</strong> si è detto soddisfatto della risposta del Ministro, ma ha sottolineato che “nonostante quanto riferito dalla regione siciliana, e in particolare dall&#8217;assessorato alla sanità della regione siciliana, nell&#8217;ultimo concorso, che è quello del 2000 (data dell&#8217;ultimo bando), non si è tenuto conto invece, contrariamente a quanto affermato dalla regione stessa, del titolo di ricercatore universitario, anziché di borsista o contrattista”. In ogni caso La Loggia ha segnalato al Ministro come “la legge n. 131 del 2003, altrimenti intesa «legge La Loggia», che era una legge di attuazione della riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione, all&#8217;articolo 8, comma 6, prevede la cosiddetta intesa forte, che è un po&#8217; un modo per descrivere una lunga riunione che si può fare in determinate circostanze tra i rappresentanti del Governo dello Stato e i rappresentanti dei governi delle regioni sino a quando non si raggiunge un&#8217;intesa che valga per tutti”.</p>
<p>“Voglio augurarmi – ha concluso La Loggia &#8211;  e voglio sperare che possa essere utilizzata anche questa procedura, al di là del tavolo tecnico al quale lei ha fatto riferimento che di già è un&#8217;eccellente iniziativa, proprio per rendere più cogente la soluzione sulla individuazione di un modello unico di bando, che ovviamente auspichiamo contenga questi titoli. Infatti, sarebbe ben strano che un concorso che si svolge solo per titoli escluda dalla valutazione degli stessi quello di ricercatore universitario, anziché di contrattista o di borsista che specificamente hanno dato la possibilità a chi concorre di poter dimostrare la sua qualità professionale specifica proprio nel settore delle farmacie. Quindi voglio sperare che il Governo &#8211; e in questo caso il Ministro, che vedo così giustamente attento e che sente la responsabilità, così come ha dimostrato già con la sua risposta, di affrontare e portare ad una soluzione unitaria &#8211; non lasci adito a nessuna possibilità di ricorso. Infatti, al contrario, mi permetto di sottolineare che non è difficile, anzi è facilissimo, prevedere una infinità di ricorsi, trattandosi di una palese disparità di trattamento tra una regione e l&#8217;altra”.</p>
<p>Fonte: Quotidiano Sanità</p>
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		<title>Ricerca Farmacia in vendita in Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Smerieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate News]]></category>
		<category><![CDATA[Farmacie in vendita]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa Farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[Valore Farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[Vendo Farmacia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricerchiamo urgentemente, per cliente in possesso di adeguati requisiti patrimoniali, nelle Regioni Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia Farmacia di fatturato compreso&#160;...<br/><br/><span style="font-family:Georgia; font-size:15px; color:#ccc;">&#8212;</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricerchiamo urgentemente, per cliente in possesso di adeguati requisiti patrimoniali, nelle Regioni Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia Farmacia di fatturato compreso tra 1.200.000/1.500.000 € da acquistare in tempi brevi.</p>
<p>Le proposte saranno effettuate solo dopo attenta valutazione di tutta la documentazione contabile, nonché basate su reali valori di mercato e in linea con le nuove disposizioni normative.</p>
<p>Per informazioni contattare lo studio ai seguenti recapiti:</p>
<p>info@managementeconsulting.it</p>
<p>N° Verde 800 911 870</p>
<p>Tel.: 0187.525364</p>
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